giovedì 9 luglio 2009

non è un post sulla politica

"Così, senza alcuna forma stabile di governo, senza alcun legame di unione esplicita e per un effetto al quale l'istinto sembra concorrere più della ragione, le famiglie dei selvaggi dell'America del Nord si comportano con tutta l'intelligenza, la concordia, il vigore di una nazione. Gli stranieri, senza poter scoprire esattamente quale sia il magistrato o su quale base il senato è formato, trovano sempre e in ogni tempo un consiglio con cui negoziare e guerrieriri pronti a combattere. Senza polizia, senza leggi coercitive, la loro società domestica funziona ordinatamente; costumi immuni da disposizioni viziose sono una garanzia più sicura contro i crimini che le migliori istituzioni pubbliche" ( Ferguson, Saggio sulla storia della società civile). Tuttavia, nella misura in cui, all'interno di questo legame spontaneo, sussite un legame altrettanto spontaneo, ma dissociativo, ecco allora che, d'un tratto, lo squilibrio verrà introdotto, o si introdurrà spontaneamente, si creerà da sè, in virtù della sola meccanica economica e dell'egoismo del potere. (op.cit. "Nascita della Biopolitica", p. 251, Michelle Foucault)


Abbiamo sempre vissuto all'interno di un sistema che, più che educarci, ci ha addestrati a diventare soggetti passivi di un principio di sovranità immanente a qualsiasi forma di governo che si è avvicendata nel corso della storia. Forme di governo che si sono tutte dimostrate, senza eccezioni, fallaci, fallaci nel soddisfare l'obiettivo pubblico che si ponevano, cioè la felicità collettiva attraverso la soddisfazione personale degli individui. Fallaci, sì, ma non per intrinseca impotenza, ma per razionalità interna, bencelata agli occhi dei più, malcelata agli occhi di pochi. Pochi discriminati, indicati come anormali da una società gerarchizzata e intimamente normativa e normatizzante, o normalizzante, pochi i cui scritti sono stati bruciati al rogo invisibile della pazzia, della criminalità, pensieri pericolosi e per questo preclusi alla conoscenza dei più. Ma pernsieri pericolosi per chi?
Pensieri bollati e ostracizzati con il nome subdolamente infamante ed esplicitamente denigratorio di "utopie". Le bolle di sapone dei sognatori. Utopia, un nome delicato e poetico, un eufemismo che nasconde la furberia di un sistema che si crede insovvertibile e la pigrizia o l'intima mediocrità trascendentale di quei medi (che non meritano il nome di uomini) che chinano il capo di fronte a un principio statale intrensicamente violento senza alcuna giustificazione, solo perchè così si è sempre fatto: ipse dixit, sua maestà il sovrano (che può assumere la forma di uno stato totalitario o, più subolamente, la parvenza di una democrazia). Utopia. Non vuol dire ciò che è irrealizzabile, ma ciò che non si è ancora trovato il coraggio di realizzare. Coraggio che non si troverà finchè i sudditi non realizzeranno di vivere in un'autentica distopia. Non si tratta di scegliere tra ideologie di destra o di sinistra, più o meno estreme, ideologie e sistemi di pensiero che ci vogliono tutti uguali dietro un unico libro ( che sia la Bibbia, il Mein Kampf o il Capitale ), ideologie che hanno fallto storicamente, dal punto di vista economico ed esistenziale, ideologie che in nome di un bene superiore (quale?) erano pronte a sacrificare l'umanità e la felicità umana mondanamente realizzabile di ogni individuo costituente la cosiddetta società civile. Si tratta di scegliere, con lucidità razionale ed emotiva, di prendere decisioni nuove, di aderire al movimento di cambiamento continuo che scorre nell'intima natura della Vita. Si tratta di uscire da un coma farmacologico di un potere vecchio (e ormai marcio) quanto la Storia, e di cominciare a vivere, prendendo in considerazione nuove alternative. Lo stato è evidentemente al declino, un tramonto, per sua natura, porta a una nuova alba, ma finchè continueremo ad accontentarci, a crogliolarci nella nostra debolezza, autommiserandoci nella nostra condizione, la notte perenne della schiavitù in cui siamo immersi non permetterà al nuovo giorno di sorgere.
E' ora di ragionare con la propria testa, di scrollarsi di dosso gli ammaestramenti e gli indottrinamenti di chi ci vuole privare di ciò che è inalienabilmente in nostro potere: la forza del nostro pensiero, e della nostra volontà.
Un'alternativa è possibile, io l'ho più o meno velatamente butta là, per chi può comprendere.

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