mercoledì 9 settembre 2009

"Mi dica, dov'è che le fa male?"
"Beh, ecco, la situazione è un po complicata, sa, dottore, a volte..."
"Qui?"
Tasta un punto con le dita fredde.
"No, ecco, come le dicevo, la situazione è un po' confusa e io..."
"Qui?"
"No."
"Qui, allora?"
"Ecco, no."
"Allora qui?"
"No."
"E qui?"
"No, neanche. Mi lasci spiegare..."
"Ma lei è in perfetta salute"
Prende un martello di piccole dimensioni. Lo picchia sul ginocchio. Nessuna reazione.
Lo picchia più forte. Nulla. Picchia ancora. Niente. Nessuna reazione.
Vibra l'utensile in aria e poi forte sul ginocchio, "Ecco, dovrei averglielo rotto". Ma Nulla. Nessun grido, nessuna reazione.
"Non sente dolore?"
"No."
"Beh, tra un po dovrebbe sentirlo."
"Non credo accadrà"
"Si fidi, il medico sono io."
E le lancette dell'orologio a parete ticchettano beffarde, cavalcando con poco impeto lo sfondo bianco.
I minuti scorrono. I due si osservano silenziosi, si fissano negli occhi. Come fosse una sfida, ma non c'è nulla per cui comptere.
"Non è possibile"
"Ecco, vede, il mio problema credo sia un po più complicato del previsto"
Si sbottona la camicia. Brandelli di pelle sbattono sul costato come le vele stracciate di un veliero fantasma. Il dottore non crede ai suoi occhi, con la mano tasta l'interno del corpo, li dove dovrebbero esserci gli organi, il vuoto, li dove dovrebbe esserci, svolazzante vittorioso, il vessillo della morte, il vuoto.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

bello, "il vessillo della morte" giuro che è inquietante.

Blangis ha detto...

grazie. mi inquieta di più il vuoto, però...