Non comprendo il problema.
Esco di casa, una mattina come tante, ovviamente in ritardo, compro le sigarette al bar, mi avvio in fretta e furia al capolinea squallido e maledetto e per la prima volta vedo. Ho l'illuminazione. Realizzo la realtà ultima sulla cosiddetta razza umana.
Siamo palesemente dei morti viventi. Tipo quelli del film, non so se avete presente ( sicuramente sì, dai). Ad ogni modo, vedo queste persone, sole, che si trascinano, arrancano, con la poca linfa di dubbia natura che circola loro in corpo, lungo i marciapiedi, attraversano lenti le strade, sempre con lo sguardo fisso, basso, leggono il detector. No, non un metal detector. Il detector e basta, potrebbe essere un detector di qualsiasi cosa ma io non so bene, la mia osservazione è appena iniziata, presto saprò essere più precisa, ma per ora devo limitarmi a queste poche frammentarie informazioni che sono riuscita a carpire. Dunque.
Camminano, dicevo, lenti, quasi barcollanti, assorti.
Se chiedi loro "Scusi, saprebbe indicarmi Via Tal Dei Tali?", ti guardano con l'occhietto spento ( uno solo perchè l'altro è costantemente fisso sul detector ) e biascicano qualcosa di incomprensibile.
Ma torniamo al nostro detector.
Cos'è?
Non ho ben capito in realtà. Praticamente sono dei macchinari preferibilmente lucidi e neri, alcuni si chiamano Ifon, altri Blecbberri, ma esistono anche nomi meno blasonati ( anche se però poi non sei mica fico eh, allora meglio che non cell'hai ).
Sono degli aggeggetti multifunzionali che integrano al loro interno ANCHE un telefono cellulare, ma più che altro possono funzionare da accendino, tastiera, msn e feisbuc, caffettiera, gps, navigatore satellitare, metal detector e Chil'havisto. Dite addio ai vecchi smsmms et affini, si apre la nuova era della comunicazione.
Però è inquietante, veramente. Vedi crani lucidi nella luce del sole che camminano con lo sguardo fisso, sfiorando tach scrin lucidissimi pieni di cristalli liquidi, con gli occhi famelici. Cercano, cercano qualcosa. Comunicano, comunicano qualcosa.
"Pvonto? Sì, buongiovno. Ecco, vovvei pavlave con Fvancesco Funavi. Sì, attendo."
...
"Aò A BEEELLOOOH, CHE STAI A FA NZOMMA?? AO STAI ALL'ERTA HO APPENA PRESO ER AUTOBUS TRA NPOCHETTO ARIVO. DAIE OH. GGIAO."
Era la stessa persona. Vi giuro che è accaduto veramente, non l'ho immaginato.
Ora ditemi, che cazzo dovete comunicare? Quale pulsione comunicativa impellente vi spinge a girare per le strade con filetti di rame che vi attaccano a macchinari polivalenti? Io. Non. Capisco.
Ad ogni modo, inciampando tra questi svariati soggetti comunicativi/comunicanti peffinta, trascino il mio stanco corpo fino alla fermata. Un autobus VUOTO parte proprio mentre approdo sul marciapiede della fermata, prego l'autista di fermarsi, mi fa un gesto che dice COLCAZZO. Lo mando a fanculo con il mio indice destro. Per sport.
Mi accendo una sigaretta, sempre per sport, e aspetto quello successivo. Salgo e finisco la sigaretta dentro perchè l'ATAC mi ha già fatto girare troppo i coglioni.
E faccio la mossa giusta perchè dopo pochi istanti l'autobus si riempie di queste persone con gli sguardi infissi sui loro detector di-qualsiasi-cazzata e gente che puzza di vodka. E per l'ansia che mi sale penso che me lo farei volentieri anche io un drink. Ma no, sono qui, e devo farcela da sola. L'autobus parte.
Davanti a me si piazza una ragazza altissima. Mi guarda con aria di sfida. Forse sta cercando di convincermi con la forza della mente a scendere alla prossima. Col cazzo bella, con me non attacca. Guardo fuori e penso "ma che giornata di merda". E sento una piccola ansia che mi prende allo stomaco. Ah si, adesso l'ansia mi prende allo stomaco, come una piccola nausea da vertigine. Non so bene. Mi prende questa piccola ansia allo stomaco perchè mi rendo conto che l'autobus è invaso di gente e manca l'aria, ma non ho la forza di aprire quegli stupidi finestrini quindi soffocherò, e non riuscirò MAI MAI MAI a raggiungere in tempo le porticine strette strette per scendere alla fermata desiderata, neanche se mi alzo, che ne so, ora, quindi probabilmente dovrò arrivare fino al capolinea e tornare indietro e così addio lezione ma allora dico io che cazzo mi sono alzata a fare se questa giornata deve essere veramente così tanto una merda.
Ma nonostante questi pensieri negativi mi stiano affogando decido che sì, è ora di smetterla con questa inettitudine, devo prendere in mano la mia vita, ecco! Dopo il prossimo semaforo, la possibilità del riscatto: l'agognata fermata. Ce la devo fare. Mi alzo, con fare deciso, pisto i piedi a chi non si scansa, spintono, impreco a mezza voce, le porte si aprono ma fanno resistenza per la gente, le schiaccio ai lati, scendo con aria trionfante e SI. CE L'HO FATTA. VAFFANCULO.
( La ragazza altissima scende con me, facendosi largo nella scia di morte da me creata, l'inetta, pff, la deboluccia, e entra alla LUISS. E penso sì, per essere persone di successo bisogna essere alte ricche belle e seguire i folli. E andare alla LUISS. O forse per andare alla LUISS bisogna essere così alti? Oddio non lo so, temo di aver perso il filo del discorso )
Questa storia si ripete minimo due volte al giorno, quasi tutti i giorni, dal primo ottobre. Per cortesia. Aiutatemi.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento