Ogni evento è propriamente una coincidenza perchè tutto accade nello spazio e nel tempo, nel mondo, contemporaneamente. Ogni azione e ogni circostanza sono concomitanti con un'altra e siamo noi, piccoli e miseri esserini, con la nostra mente e il nostro senso estetico biologicamente evolutosi attraverso le ere ad assegnare agli eventi un valore coincidenziale, e quindi un valore e quindi un senso.
L'uomo ricerca costantemente un senso o un'organizzazione ordinata nella realtà circostante. Ma di fatto non esiste alcun Demiurgo originario o alcun piano predeterminato. Non c'è un fine, una motivazione, per ciò che accade. Siamo noi, investiti, dal caso, del libero arbitrio, a schematizzare in diversi modi caratteristici e soggettivi il kaos che si presenta alla percezione dei nostri sensi confusi. Propriamente solo il kaos è oggetivo, tolta tale oggettività restano un cumulo di credenze, abitudini e convenzioni, dipendenti da un misto inestricabile di natura e cultura. Le nostre ipotesi sul mondo sono ipotesi. E la verità fattuale che siamo soliti attribuirle deriva da una comodità ai fini della sopravvivenza. Vivendo, agendo, pensando, osservando, la costruzione che ci formiamo nella mente dell'ambiente circostante si basa su poche e parziali percezioni. Il resto è invenzione.
E succede quello che succede, per caso, e associamo avvenimenti in funzione del ruolo causale o significativo che assumono nella nostra biografia. Ma è, ancora una volta, una nostra costruzione.
Non sto negando l'esistenza della realtà fenomenica così come si presenta ai nostri occhi, ovviamente, tale assunto è di una banalità sconcertante. Ma sono i nostri occhi che costruiscono gran parte del mondo così come ce lo rappresentiamo perchè, per limiti fisici e mentali, non possiamo conoscere attualmente il mondo nella sua interezza. Se Dio esistesse, potrebbe abbracciare con lo sguardo l'universo intero, ma si da il caso che non esista, se per esistente si intende un qualche oggetto in grado di avere incidenza sui nostri barbari sensi.
In giro. Amici. Muretto. Si avvicina una ragazza, ha un aspetto piacevole, chiede una sigaretta, inizia fortuitamente una conversazione, preludio di contatti futuri.
L'evento diviene, a posteriori, una (s)fortunata coincidenza.
Ma se invece della ragazza si fosse avvicinato un vecchio, trscinandosi dietro la sua vita in un sacco nero, chiedendo soldi, tale incontro dopo pochi giorni o forse poche ore sarebbe finito nel dimenticatoio, ingrigito.
Entrambi sono due Casi. Ma solo uno porta con se un valore vitalista, e solo questo, attraverso il senso del bello che scatena, è registrato nella memoria come Coincidenza. L'altro è dimenticato perchè inutile, è una coincidenza misconosciuta, ma rimane tale nonostante la nostra chiusura associativa.
La ragazza poteva avere le sigarette e non avere nessun bisogno di andarle a chiedere in giro, o poteva chiedere a qualcun'altro, o poteva essere brutta o poco simpatica.
Queste possibilità, escluse dal fatto, hanno reso possibile il riconoscimento, o meglio la costruzione mentale, della coincidenza negli attori-agenti dell'atto.
Ma tutto questo poteva non accadere, non era assolutamente necessario.
Dopotutto, in qualsiasi punto del globo un essere umano qualunque può chiedere una sigaretta a qualcuno senza che ciò implichi il parto di una coincidenza.
E la bellezza del caso conferisce al dato l'aura mistica.
Cosa c'è di bello in qualcosa che deve andare così perchè così è stato postulato che sia? Chi ha deciso? Chi ha postulato? Chi ha scritto?
Dov'è il destino. Non c'è.
Assumere la consapevolezza che non si tratta di fare passi su un cammino da seguire, o consumare, ma solo scelte, e il valore che vogliamo conferire a tali scelte e alle loro conseguenze.
Non c'è nulla di bello, di coraggioso o straordinario o umano nel seguire delle istruzioni, decifrando presunti simboli.
La vita è opera d'arte quando si decide, di essere liberi o di volere qualcosa, e quando si cerca un senso nel Kaos, senso valido per noi e noi soltanto perchè Nostro, quando si creano e si riconoscono Momenti Assoluti nella costruzione di sè e della propria storia. La differenza tra una vita vissuta dignitosamente e responsabilmente e una vissuta da vermi consiste, almeno in parte, in questo: non essere mai schiavi del fato, amare la propria libertà e lottare contro ogni fantasma che vuole succhiarcela via, amare il non-senso originario della vita e continuare a costruire o creare sempre quel Bello indispensabile per sfuggire all'orrore della quotidianità, riconoscendo il valore dei momenti irripetibili e nutrendosi del piacere che portano nell'oggi.
Come un raggio di sole timido solletica le foglie degli alberi dopo una settimana di pioggia.
[ ti prego, ti prego, ti prego richiamami perchè il freddo che ho dentro sta uccidendo il talento che un tempo credevo di avere ]
martedì 13 ottobre 2009
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