sto seriamente pensando di smetterla di scrivere qua sopra, tanto è inutile.
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Nell'aria c'è una sorta di sommesso pandemonio, una nota di violenza repressa, come se per l'esplosione che si aspetta occorresse l'avvento d'un ultimo minuto dettaglio, qualcosa di microscopico ma assolutamente non premeditato, assolutamente inatteso. In quella specie di semisogno che ti consente di partecipare a un fatto pur restandone completamente estraneo, il minuto particolare che mancava comincia oscuramente ma insistentemente a coagularsi, ad assumere forma capricciosa, cristallina, come il gelo che forma disegni sul vetro d'una finestra. E come quei disegni di gelo che paiono tanto bizzarri, così liberi e fantastici, ma che tuttavia sono determinati da leggi rigidissime, così questa sensazione, che aveva cominciato a prender forma dentro di me, pareva anch'essa obbedire a leggi ineluttabili. Tutto l'esser mio rispondeva al dettato di un ambiente di cui mai prima di allora avevo fatto esperienza; quella cosa che io avrei potuto chiamare me medesimo pareva contrarsi, condensarsi, accorciarsi rispetto ai limiti vieti, usuali della carne, la cui periferia conosceva soltanto le modulazioni delle terminazioni nervose.
E quanto più sostanziale, quanto più solido diventava il nocciolo di me medesimo, tanto più minuta e stravagante appariva la realtà vicina, palpabile, che mi stava strizzando. Nella misura in cui sempre più io diventavo metallico, nella stessa misura si gonfiava la scena dinanzi ai miei occhi. Lo stato di tensione era ormai così perfettamente equilibrato che l'introduzione di una sola particella estranea, anche d'una particella microscopica, diciamo, avrebbe sconquassato ogni cosa. Per una frazione di secondo, forse, io provai quella estrema chiarezza che all'epilettico, dicono, è dato di conoscere. In quel momento io persi completamente l'illusione del tempo e dello spazio: il mondo spiegò il suo dramma simultaneamente, lungo un meridiano che non aveva asse. In quella specie di eternità, arrischiata come in punta al grilletto più sensibile d'un'arma, io sentivo che ogni cosa aveva la sua giustificazione, la sua giustificazione suprema; sentii le guerre dentro di me che si erano lasciate dietro questa melma, questi relitti; sentii i crimini che bramavano di emergere domani in titoli cubitali; sentii la miseria che si macinava da sè con pestello e mortaio, la lunga opaca miseria che sbava via nei fazzoletti sporchi. Sul meridiano del tempo non c'è ingiustizia; c'è soltanto la poesia del movimento, che crea l'illusione della verità e del dramma. se in un momento qualsiasi, in un posto qualsiasi, uno si trova faccia a faccia con l'assoluto, allora si gela quella grande simpatia che fa sembrare divini uomini come Gotamo e Gesù; la cosa mostruosa non è che gli uomini han tratto rose da questo mucchio di sterco, ma è invece che essi per una qualche ragione, debbano volere le rose. Per una qualche ragione l'uomo cerca il miracolo, e per ottenere questo egli è pronto a guadare un fiume di sangue. Si corromperà con le idee, si ridurrà un'ombra, purchè per un secondo soltanto della sua vita possa chiudere gli occhi all'orrore della realtà. Ogni cosa si sopporta: sfacelo, umiliazione, miseria, guerra, delitto, ennui nella fiducia che dalla sera alla mattina accada qualcosa, un miracolo, che ci renda sopportabile la vita. E intanto dentro di noi gira un contatore e non c'è mano che possa raggiungerlo e fermarlo.
Intanto qualcuno mangia il pane della vita e ne beve il vino, un grasso sudicio bacherozzo di prete che si nasconde in cantina a gozzovigliare, mentre sopra, nella luce della strada, una moltitudine di fantasmi si sfiora con le labbra e il sangue è pallido come l'acqua. E dal tormento interminabile e dalla sciagura non può venir miracolo, nemmeno il più microscopico vestigio di conforto. Soltanto idee, idee pallide, estenuate, che bisogna ingrassare con la strage; idee che vengono su come bile, che affiorano come le budella di un maiale quando si sventra la carcassa.
Henry Miller
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2 commenti:
Che è sta costanza sul blog?
devo preoccuparmi?
so io
è la non-vita. noia. cmq porcoddio me sento un'incompresa a stecca sti giorni.
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